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Emicrania - Trattamento

Symposium Florence Headache 2022

Le ultime novità sugli anticorpi monoclonali a-CGRP, la classe di farmaci biologici che presenta un ruolo preventivo nell’emicrania e nella cefalea a grappolo.

Il Symposium Florence Headache 2022, organizzato dalla Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC), si è tenuto in presenza a Firenze il 13-14 Maggio. 

Esperti nazionali e internazionali hanno presentato le ultime novità sugli anticorpi monoclonali a-CGRP, la classe di farmaci biologici che presenta un ruolo preventivo nell’emicrania e nella cefalea a grappolo. In particolare, sono stati illustrati i meccanismi cellulari e molecolari alla base del ruolo del CGRP, le più recenti sperimentazioni cliniche con anticorpi monoclonali e gepanti, nonché gli aspetti regolatori e i dati emergenti nella pratica clinica a due anni dall’introduzione dei primi tre anticorpi monoclonali che bloccano la via di segnale del CGRP. 

Oltre alle figure di riferimento nel panorama della SISC, numerosi giovani di questo scenario hanno partecipato e contribuito alle varie discussioni. 

Teva Italia ha voluto fortemente essere partecipe all’evento, manifestando il suo impegno e la sua dedizione attraverso una Lettura non ECM focalizzata sugli anticorpi monoclonali a-CGRP e i regimi posologici utilizzati per il trattamento dell’emicrania.

La Lettura è stata moderata dalla Prof.ssa Simona Sacco, Docente di Neurologia presso l’Università dell’Aquila e Direttrice dell’Unità locale di Neurologia Clinica e per l’Ictus. Specialista nel campo dell’ictus, dell’emicrania e di altre forme di cefalea, inclusa la cefalea correlata a ormoni nelle donne, la Prof. ssa Sacco è particolarmente attiva nel settore editoriale, avendo scritto più di 200 pubblicazioni ed essendo caporedattrice della Sezione Cefalea e Dolore Neurogeno di Frontiers in Neurology, redattrice associata di The Journal of Headache and Pain e assistente redattrice di Stroke. È inoltre, co-presidente del Comitato per le Linee Guida dell’Organizzazione Europea per l’Ictus (European Stroke Organization) e membro del Consiglio della Federazione Europea per la Cefalea (European Headache Federation).

Speaker della Lettura è stata la Prof.ssa Simona Guerzoni, Docente dell’Università di Modena. La Prof.ssa Guerzoni ha pubblicato diversi lavori su argomenti di farmacologia e tossicologia medica con particolare riferimento su cefalee e abuso di farmaci e interazioni farmacologiche sui trattamenti in acuto o cronico dell’astinenza-craving da alcol.

Nel corso dell’incontro si è discusso degli anticorpi monoclonali e dei regimi posologici con un excursus tra trial clinici e dati di real-world evidence, dimostrando come i risultati di efficacia ottenuti da questi ultimi siano significativamente migliori rispetto ai primi ed enfatizzando come un diverso regime posologico porti ad una egual efficacia del farmaco ed a un prolungato effetto benefico nel tempo. 

Al termine della relazione è stata posta una domanda provocatoria alla platea, che ha stimolato il dibattito. È stato chiesto quali fossero i motivi della scelta di un particolare regime posologico, confrontando le preferenze emerse nei Paesi europei rispetto a quella osservata negli Stati Uniti. In particolare: 

  • preferenze per differenze culturali anche tenendo conto le preferenze e necessita degli stessi. 
  • preferenze per differenze di genere o età (valutando la possibilità di programmare una gravidanza)
  • emotività del paziente.

Tra le preferenze culturali emerse, quelle che hanno suscitato maggior spunto di riflessione sono state la maggiore propensione dello specialista, ma anche del paziente europeo, a monitorare/essere monitorato periodicamente in tempi più o meno brevi. Se per il paziente questo può essere interpretato come un sentirsi maggiormente rassicurato e meno “lasciato solo”, in un percorso terapeutico che ad oggi risulta essere lungo e tortuoso, per lo specialista questa scelta può essere vista come un’abitudine, una propensione naturale acquisita dall’esperienza di utilizzo delle terapie farmacologie, precedenti all’avvento dei farmaci biologici, che richiedevano quel determinato controllo.

Un’altra analisi interessante è stata quella relativa alle differenze di genere e a come uno stile di vita diverso, insieme all’età e al sesso, possano portare il medico e il paziente alla scelta di un diverso regime posologico. 

Inoltre, è stata presa in considerazione anche la donna in età fertile per la quale un monitoraggio e un controllo più assiduo permettono al medico di interrompere precocemente la terapia, qualora se ne riscontrasse la necessità. 

Ultima, ma non meno importante, l’emotività del paziente e come quest’ultimo può approcciarsi a un regime posologico piuttosto che ad un altro andando a esplorare quelli che possono essere i fattori personali alla base di una scelta rispetto ad un’altra. 

La relazione si è conclusa lasciando aperti questi interrogativi, al fine di stimolare una maggiore riflessione al riguardo.